Riti. Cengio Alto 13.09.2026

Il significato del rito è nella sua ripetizione ciclica. Torniamo a portare a braccia per le vie del borgo storico di Cengio Alto la statua lignea della Madonna con bambino custodita all’interno del Santuario dedicato a Maria Vergine.
Un passaggio iniziatico praticato nei secoli dai nostri antenati, un tributo antico alla grande madre dove i maschi si mettono a servizio dell’archetipo femminile e l’ordine primordiale viene ristabilito attraverso il gesto corporeo. Ancora una volta. siamo pronti.
In questi giorni ricorderemo Don Tarcisio Bertola a 20 dalla sua dipartita, la sua impronta resta intatta, il suo esempio agisce nel presente ed ispira la comunità tutta.

Don Tarcisio Bertola 1934–2006
Nada te turbe
Nada te espante
Todo se pasa
Dios no se muda
La paciencia todo lo alcanza
Quien a Dios tiene nada le falta
Solo Dios basta
A venti anni dal luglio 2006, quando il suo cammino terreno si e interrotto improvvisamente a Zara mentre rientrava da una missione di pace, le parole di Santa Teresa1 tornano a parlarci con grande chiarezza. Don Tarcisio ha vissuto questa preghiera come una regola di vita concreta. Non si e lasciato spaventare dalle guerre quando c’era da portare sollievo ai profughi, non si e fermato di fronte alle barriere culturali quando occorreva accogliere chi arrivava da lontano, e non ha temuto la fatica della salita quando guidava i ragazzi lungo i sentieri.alpini.
1 “Nada te turbe” è una delle poesie spirituali e preghiere più famose di Santa Teresa d’Ávila (1515–1582), trovata scritta di suo pugno su un segnalibro all’interno del suo breviario dopo la sua morte.
Teresa d’Ávila, Muoio perché non muoio, traduzione e cura di Emilio Coco, Rimini, Raffaelli Editore,2020. L’adattamento musicale di “Nada te turbe” composto da Jacques Berthier (1923–1994) per la Comunità ecumenica di Taizé nasce all’interno di un’esigenza liturgica specifica: la creazione di un repertorio di canti meditativi brevi, accessibili a giovani di lingue e culture diverse. Invece di inni complessi formule brevi cantante a ciclo continuo (ostinati), capaci di indurre alla meditazione e al silenzio profondo
Traduzione in italiano del testo:
Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa. Dio non cambia.
La pazienza ottiene tutto. Chi possiede Dio non manca di nulla.
Solo Dio basta.

Il senso della Festa intorno alla vecchia Parrocchiale di Cengio Alto
Intervista al prof. Davide Montino, per la rivista Bomidea
Estate 2010
Negli ultimi anni la festa della N.S. Vergine, con la processione della statua per il paese, che si svolge nella prima domenica di settembre, ha ripreso vigore. Viene celebrata con una certa partecipazione, sia per quanto riguarda la funzione religiosa, che per quanto concerne la festa vera e propria: i balli, i giochi, la cena alla sera. Il perché di questa ripresa va ricercato nella volontà di alcuni giovani e di alcune persone del borgo, che hanno ripreso l’abitudine, semplicemente, di riorganizzare l’evento, di invitare amici e parenti, di prestare qualche ora del proprio tempo per fare lavori di montaggio, per preparare il cibo, etc…
Se vogliamo dare una spiegazione all’“affetto” che sembra esserci in paese per questa festa, dobbiamo forse rivolgerci alla storia recente di Cengio. Fino alla fine degli anni Venti del Novecento, infatti, il comune di Cengio coincide con quello che ora è il borgo di Cengio Alto. Tutta la sua storia e tradizione (il castello, la Chiesa, il Comune, le scuole etc…) è concentrata lì (ci sono, ovviamente, le frazioni, ma sono appunto tali). Nel 1927, una riforma amministrativa voluta dal fascismo ha creato nuove province e unito differenti realtà territoriali. In questo quadro, al Comune di Cengio viene annesso quello di Rocchetta (oggi frazione Rocchetta di Cengio), creando non poche rivalità tra le due comunità. Inoltre, sotto l’impulso dell’industrializzazione, negli anni Trenta inizia un sostanzioso sviluppo del paese a valle (quello che oggi è Cengio Bormida, o Capoluogo): qui viene trasferito il comune, vengono costruite le nuove scuole etc…, e anche la parrocchia di Cengio alto viene trasferita: meglio, si trasforma nella parrocchia di S. Barbara (l’attuale chiesa di Cengio Stazione, o Genepro). Anche qui non furono poche le resistenze. In altre parole: con l’accentramento amministrativo, lo sviluppo industriale, l’ingrandimento demografico del paese, Cengio acquista una nuova ed inedita fisionomia, che tra l’altro peserà sulla sua identità futura. In questo processo, la Parrocchiale di Cengio Alto, da luogo centrale del culto paesano, diviene una delle tante chiese di frazione (lo stesso cimitero cade in disuso), e questo spiega perché, negli anni, si sia perso il senso della festa, la sua importanza.
Per spiegare in termini più ampi l’interesse degli ultimi anni, credo si possa dire che matura all’interno dei fenomeni di riaffermazione identitaria locale che sono sottesi ai processi di globalizzazione ora in atto. Mi spiego: a seguito dalla fine del modello socio-economico di tipo fordista (la grande industria della produzione di massa, fortemente omologante, basato sull’idea del consumo senza fine, che razionalizza tempi e modi del lavoro, automatizza e serializza la produzione, etc…) c’è la tendenza a riscoprire la specificità di un territorio, e con esso una identità più particolare. Non più l’operaio-massa, l’impiegato-massa, la distribuzione-massa, ma gli uomini con le loro originalità. E questo si sente molto in una zona come la Valle Bormida, a grande vocazione industriale. Non a caso cominciano a nascere piccole e medie imprese, attente alla produzione biologica (liquori, formaggi…), si cerca di sviluppare la cultura e il tempo libero, i vari comuni tentano di darsi un’immagine “turistica” e dinamica. La festa di Cengio Alto sta dentro a queste trasformazioni culturali e dell’immaginario. Poi, ognuno potrà vederci quello che vuole. Io credo, però, che alla fine in tutte queste rievocazioni, feste patronali, sagre, etc… si cerchi un luogo della tranquillità, un luogo che protegga dai rapidi cambiamenti che sembrano sorprenderci in ogni istante. Se da un lato, però, queste occasioni di festa sono utili, hanno un forte valore socializzante, dall’altro bisogna fare attenzione a non cadere in un retorico “amarcord” dei tempi andati, o peggio ancora non vanno caricate di troppi significati psicologici e/o sentimentali. E per quanto riguarda gli aspetti antropologici – ma questa non è una disciplina di mia competenza – direi che vanno cercati nell’oggi e non nel passato. I significati, i simboli, le metafore sociali messe in atto in questo tipo di feste hanno a che vedere, in modo diretto e principale, con la società e la cultura attuali, e condividono poco di un retaggio storico di lungo periodo. Questo dal punto di vista generale, nell’insieme. Poi, chi partecipa all’evento può dare significati più profondi, appunto sentimentali o psicologici, ma questo attiene all’esperienza personale e non è possibile, dal mio punto di vista almeno, fare analisi o generalizzazioni.
Davide Montino
